Le colpe dei padri ricadono sui figli: errori e paradossi del ‘caso’ Gerson

Le colpe dei padri ricadono sui figli: errori e paradossi del ‘caso’ Gerson

Partire col piede sbagliato ancor prima di iniziare. Impresa quasi impossibile da realizzare, ma per avere istruzioni sull’uso rivolgersi a Gerson o ai suoi consiglieri. Ben prima che la sua avventura alla Roma iniziasse, il ragazzo si espose al fuoco incrociato delle critiche dopo aver postato sui social una foto con il suo nome stampato sulla maglia giallorossa numero 10, la maglia dell’idolo dei tifosi Francesco Totti. Il caso fu chiuso proprio dal capitano romanista: “Il numero 10 deve poter essere un sogno per tutti” e tutto rientrato, ma solo per alcuni mesi.

A gennaio 2016 toccò infatti all’invadente padre del giocatore il ruolo di guastafeste. Non avendo più slot da extracomunitari in rosa, la Roma trovò l’accordo con il Frosinone per il prestito del trequartista. Una soluzione ideale per il club, che a giugno avrebbe potuto tesserarlo come comunitario perché proveniente dall’Italia. Un’occasione importante per prendere confidenza con il calcio italiano per il ragazzo, rapidamente cestinata da papà Marcos Antonio che si impuntò per farlo tornare al Fluminense in prestito, dove ottenne solamente tante panchine e numerose tribune.

Accolto nella capitale dapprima come erede di Totti e poi come erede di Pjanic per giustificare il mancato arrivo di un sostituto del bosniaco, Gerson fa parte del numeroso gruppo di giocatori opzionati dal Barcellona e mai comprati dal club catalano (a questa categoria appartengono anche Geuvanio, Neilton, Gabigol solo per citarne alcuni). A differenza di Gabigol, il giocatore giallorosso è giunto in Italia con molta meno esperienza alle spalle, avendo disputato appena 31 partite di campionato con il suo ex club e tutte da attaccante esterno o trequartista. Ruoli che, forse, avrebbero ‘meritato’ qualcosa in più dell’unico gol realizzato dal 19enne nel Brasileirao.

Venendo al presente, le 11 apparizioni sin qui collezionate con la maglia della Roma non sono certo in linea con i quasi 19 milioni di euro spesi dai capitolini per tesserarlo. Gettato improvvidamente nella mischia nel ruolo di attaccante di destra contro la Juventus dopo essere stato provato a lungo come centrocampista davanti alla difesa (ruolo mai coperto con il Flu), Gerson da allora non ha più messo piede in campo. Nella roboante vittoria in Coppa Italia contro la Sampdoria, non ha giocato nemmeno un minuto. A giugno, aveva rilasciato queste dichiarazioni in riferimento al Barcellona: “ho pensato che fosse meglio prima andare a Roma e solo dopo, eventualmente, pensare ad altri club”. A distanza di mesi, quella giallorossa può veramente rivelarsi una tappa di passaggio, ma verso squadre di minor prestigio. A lui l’arduo compito di dimostrare il contrario. I presupposti ci sono tutti, come testimonia la buona gara disputata in Europa League contro l’Austria Vienna nel ruolo di mediano.

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